Motociclisti gente semplice

Almanacco Illustrato del Motociclista
di Kiddo & Ruggeri

La psicologia del motociclista

Si è ripetuto in diverse occasioni che il Motociclista è un essere semplice, che tende quasi esclusivamente a considerare realmente degne di attenzione cose quali il prossimo giro in moto, il prossimo itinerario, una bella giornata di sole per poter finalmente prendere la moto e spendere il tempo insieme a lei, come cura per tutti i mali che lo possano affliggere, le ansie, le frustrazioni, lo stress.
Quasi tutte le principali scuole di pensiero relative allo studio della psiche umana si sono scontrate nel corso degli anni per spiegare i comportamenti di questo curioso essere, così legato al proprio mezzo di locomozione, tanto da farne una sorta di religione, stile di vita, filosofia esistenziale.
Secondo la scuola freudiana, l’attaccamento del Motociclista sarebbe dovuto evidentemente all’ostentazione di un simbolo fallico che tiene fra le gambe, ma che ricorda più o meno volutamente, almeno nella sagoma intera vista dall’alto, le curve tipiche femminili. Si crea così una sorta di commistione fra due impulsi ancestrali (quello della scoperta del proprio organo sessuale da parte dell’infante, e il desiderio sessuale dell’individuo maturo) per i quali continua a provare attrazione. Ovviamente , come tutte le teorie freudiane, può essere ritenuta valida relativamente a un pubblico esclusivamente maschile nell’Austria-Ungheria imperiale di inizio ‘900, dove le moto neanche c’erano. Freud, sai una sega te dei Motociclisti. Calati meno coca, vienvia…
Una delle correnti psicologiche che più da vicino hanno interpretato la figura del Motociclista è senz’altro quella Comportamentista. Assimilando in tutto le reazioni dell’individuo che va in moto a quella di qualsiasi altro animale, come il cane di Pavlov che sbava quando sente la campanella, il Behaviorista ritiene che ad ogni stimolo positivo o negativo venga data una risposta adeguata che diviene automatica. Provo piacere dall’avvertire l’assenza di peso, dalla velocità, dal possedere un oggetto, penso che mi possa aiutare per trovare da riprodurmi (la proverbiale moto da figa) = vado in moto. Una teoria molto riduttiva che in effetti va un pochino stretta ad un comportamento come quello di scegliere fra tanti tipi di moto così diversi per fare cose altrettanto differenti.
E per questo si sono fatti avanti i ragazzi della Gestalt, che hanno da sempre teorizzato che il Motociclista diventa tale dal momento in cui l’individuo proietta la propria coscienza, il proprio immaginario, la sua autoimmagine idealizzandola. Esso crea l’universo attorno a sé e interpreta la realtà in modo del tutto soggettivo, ad esempio pensandosi come il figlio di puttana più veloce del Muraglione; questo fino a che non arriva un comportamentista di Dicomano con un CB500 che lo svernicia esterno perché è l’una e vuole il rinforzo positivo della piada di Giovanni del bar omonimo.
Attualmente, la teoria psicologica più applicata è sicuramente quella cognitivista. L’individuo diventa Motociclista perché il suo cervellino funziona come un calcolatore elettronico, un supercomputer nel quale si sovrappongono vari livelli di coscienza; innumerevoli input fatti di rinforzi positivi in seguito ad esperienze appaganti, negativi di esperienze frustranti come non riuscire a intraversare il motard nel pistino del Mugellino; desiderio di possesso di un oggetto che stimola attraverso forme, colori, proporzioni, armoniosità, dissonanze, suggestioni, la fantasia evocativa di un modello di comportamento, della possibilità di vivere un’esperienza, fare scoperte, suggerire immagine di sé o suggestionare gli altri individui.
La scelta o il desiderio profondo di prendersi una bombardona rallyzzata o un Night Train sarebbero il risultato di un miliardo di microcalcoli, di seghe mentali più o meno consapevoli, di desideri e progetti, immaginazione e pragmatismo, bisogno di sfogare l’innato senso di libertà o necessità di evadere dalla realtà.
In effetti, quando un soggetto può avere una così importante e sicura valvola di sfogo, tutte le ragioni, le correnti di pensiero, gli studi di questo mondo possono risultare superflui. Insomma, il motociclista è davvero un essere semplice e anche le applicazioni terapeutiche sono abbastanza scontate. Se gli basta quello, per essere felice, fatecelo andare, in moto!